living out of cases

mercoledì 9 ottobre 2013

get it right - lea michele (glee)

http://www.youtube.com/watch?v=Pkb9uyPC-Rk

leggete il testo, ascoltatela.
io la trovo magnifica, stupenda, come minimo.
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lunedì 7 ottobre 2013

like a big, grey wall.

a volte mi capita di non pensare.
in teoria dovrebbe essere impossibile, si pensa sempre a qualcosa anche se insignificante, anche se piccola, dovrebbe essere impossibile smettere di pensare ma a me capita.
mi ritrovo a fissare qualcosa, essendo consapevole del fatto che sto fissando, e ritrovarmi la testa vuota.
mi guardo allo specchio e vedo un'espressione indifferente, non un broncio non un sorriso, occhi spenti come vuoti.
quasi non mi riconosco.
solitamente io rido sempre, sono un tipo abbastanza allegro, a volte "finto allegro", ma rido comunque, qualsiasi cosa accada cerco sempre di metterci un sorriso sopra.
ricordo bene che una volta un mio compagno, scherzando, mi disse "perchè ridi sempre? ridi anche quando sei triste", so che era una frase detta così, senza neanche pensarci sopra, ma mi ricordo che mi fece pensare molto. insomma, la gente normale solitamente quando non è felice non ride, perchè io rido la maggior parte del tempo? non riesco a capire se si tratti di una debolezza, una dimostrazione del fatto che sono forte o semplicemente un modo di mettere da parte e fuggire dai problemi. forse l'ultima.
eppure quando vado in modalità indifferente, scompare pure quel sorriso.
come oggi pomeriggio.
indifferente, completamente, non un sorriso, non una lacrima, nulla, completamente indifferente.
senza nessun motivo, cioè ne ho di motivi, ma senza nessun particolare motivo.
odio quando sono così, mi perdo tutto, anche un pomeriggio in cui sono sola, non riesco a godermelo.
mi do altamente urto al sistema nervoso, mi odio.
preferirei piangere non so quante lacrime in questi momenti, almeno per dare un segno di qualcosa, ma nulla.
neanche una smorfia, neanche un accenno a un sorriso, un occhio lucido, niente di niente.
un volto impassibile, impenetrabile, come un muro grigio.
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martedì 24 settembre 2013

trying to survive


1° passo: l'accettazione.
avevo bisogno di aiuto.
ero in cima a quel grattacielo, oscillavo tra la realtà e la fantasia. da una parte la mia realtà, da una parte la loro.
ogni giorno continuavo ad arrampicarmi sugli specchi, a trovare una scusa nuova , una motivazione, una qualunque cosa a cui aggrapparmi per sopravvivere. ma ormai avevo finito le riserve, non avevo più nulla da mettere in mezzo, ero arrivato al culmine.
per questo ero su quel grattacielo. ogni gradino che avevo fatto per arrivarci era una scusa. arrivato in cima erano finite, io ero finito.
non so in quel momento cosa mi avesse fatto cambiare idea, quale parte del mio inutile e fragile cervello avesse deciso che non era la cosa giusta, ma non lo feci.
tutti quei gradini, tutte quelle scuse, ma alla fine non lo feci.
mi tirai indietro, non per paura, ma per accettazione.
guardai solo il cielo. ero diventato cosciente, cosciente del fatto che necessitavo aiuto, e il suicidio non avrebbe portato a nulla, se non all'immediata fine.

2° passo: la richiesta d'aiuto.
cominciai a correre. scesi tutti i gradini, abbandonai completamente quell'idea.
arrivai alla clinica più vicina, entrai frettoloso, mi avvicinai al bancone.
"ho bisogno d'aiuto", fu quello il cambiamento. il cambiamento in me, la richiesta d'aiuto.
era il momento di tirare fuori la mia realtà, e se non avessi tentato di superare i miei problemi, sarebbe stata la loro realtà a prendere il sopravvento.

3° passo: la permanenza.
rimasi in clinica per 4 mesi. mi accorsi di molte cose là dentro e arrivai a capire che il mio maggiore problema ero io non gli altri.
conobbi una marea di ragazzi e ragazze, alcuni con problemi più grandi dei miei, e cominciai a sentirmi egocentrico e anche egoista. non avrei mai pensato che potesse esistere gente con un dolore più forte del mio.
una volta chiesi a un ragazzo, cosa lo avesse spinto a provare il suicidio e lui mi disse: "ho smesso di sognare" e poi dopo un po' di silenzio aggiunse "..anche se non lo avrei mai immaginato".
anche io avevo smesso di sognare? non immaginavo più qualcosa che potesse andare oltre la cattiveria della gente?

4° passo: la vita.
quando uscii ricominciai da capo. ero nuovo, e non ero solo.
avevo una nuova mentalità, nuovi obbiettivi, nuovi orizzonti.
ero.. felice. e non lo ero da davvero tanto tempo, mi ero scordato come fosse.
era.. felice. essere felici è felice.
ero pronto a gridarlo al mondo "sono felice".

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"perchè sei qui?" mi chiese quel ragazzo che aveva smesso di sognare
"hai presente quando ti accorgi di essere diverso? a me è successo più o meno a 15 anni. ho provato ad essere "normale", a non deludere i miei genitori ma ho fallito. da ben 3 anni, cerco di nascondermi. mi rendo invisibile, faccio in modo che la gente non mi veda, non capisca cosa c'è dietro a tutto questo.
siamo nel 21° secolo e la gente ancora guarda l'orientamento sessuale e vuole avere il controllo sulla vita altrui. tu non puoi capire cosa mi hanno fatto patire..non puoi"
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lunedì 23 settembre 2013

il vostro valore fondamentale?

l'anno scorso mi è stato chiesto di scrivere un tema riguardante il mio valore fondamentale.
Prima, cercando un foglio, ho ritrovato la brutta copia; avevo intenzione di ricopiarlo ma penso lo rielaborerò...

Non ho mai pensato ai miei valori, non mi sono mai realmente soffermata a pensare quali possano essi essere. Ho sempre dato per scontato che i miei valori fossero la famiglia, l'amore, il rispetto, le solite cose insomma, fino a quando non ci ho cominciato a riflettere.
Se dovessi dare una definizione di "valore" direi che si tratta di qualcosa di fondamentale per una persona, è il centro da cui nascono tutti i proprio ideali, su cui si basa una mentalità e beh... l'amore, il rispetto ecc, sì sono importanti ma sono come scontati. E' ovvio che essi siano importanti, che siano una base da cui partire, sono la base di tutti.
Io non sono tutti. Io sono diversa.
Un po' di giorni fa, su un sito internet, ho letto la seguente frase : "il coraggio di rimanere, di non voltare le spalle e fuggire".
Sono rimasta colpita, non so perchè, e così sono andata a fare una ricerca su Google "può il coraggio essere considerato un valore?", ho aperto la prima pagina, poi quelle dopo e tutte dicevano che sì, il coraggio può essere considerato un valore.
Eppure, almeno secondo me, le definizioni non coincidono.
In ogni caso il coraggio è qualcosa di importante, essenziale, una delle qualità migliori che una persona possa avere.
Penso ci siano diversi tipi di coraggio: il coraggio di rischiare, il coraggio di non scappare e affrontare i problemi. Ma non solo questo è coraggio, mi spiego, se ne parla quando riesci a ridere nonostante vorresti piangere, quando tiri su le lacrime e fai finta di nulla, quando "va tutto bene" ma in realtà va tutto male, quando affronti le tue emozioni e non temi di mostrarle, quando non hai paura di ciò che potresti provare, quando ti rialzi e vai avanti, quando accumuli ferite su ferite ma non ti arrendi.
Il coraggio, però, si vede anche nelle piccole cose. E' coraggio abbracciare, voler bene, è coraggio parlare dei propri problemi e uscire dal guscio, è coraggio quella piccola o grande cosa, a seconda di come la si vede, chiamata amore, è coraggio fare un sorriso, tendere una mano, aiutare, è coraggio sognare, immaginare una realtà diversa, migliore, il coraggio di vedere oltre.
Ma più di tutto è coraggio vivere, percorrere tutto quel cammino chiamato "vita" con tutte le sue difficoltà che alla fine racchiudono tutto quello che ho scritto qua sopra.
Ancora non so se considerare il coraggio un valore ma se davvero lo è, almeno secondo me, dovrebbe essere il valore fondamentale di tutti però non il solito valore, un valore diverso, che va sviluppato nel tempo, che deve crescere, per questo aspetto. Il mio valore sta crescendo, si sta formando, come me.

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domenica 22 settembre 2013

can a SMS take the place of words?

Avete mai pensato a un SMS come una via di fuga? Io sì.
Gli SMS, le chat o qualunque modo di parlare che non includa guardarsi negli occhi sono vie di fuga dalla paura.
Quale paura? Quella dell’espressione.
Per questo, ormai, le notizie, soprattutto quelle brutte, vengono comunicate tramite uno schermo “insensibile”, è decisamente più semplice osservare una chat che una persona.
Si pensa che parole scritte diano meno dolorose di parole orali. Ci si nasconde dietro la solita scusa del “glielo dico tramite messaggio per farlo/a soffrire di meno”, ma la realtà è che siamo tutti codardi.
Nessuno ha più il coraggio di dire in faccia le cose, di osservare la reazione dell’altro, vogliamo tutti levarci il peso di vedere la tristezza negli occhi della gente, forse ci sentiamo meno in colpa così. Non ci accorgiamo, però, che questo è un modo per lasciare l’altro solo nel suo dolore e lavarsene le mani.
Doppiamente codardi, e anche egoisti.
Stupido schermo insensibile, tasti privi di emozioni, risposte fredde, faccine che mascherano la realtà, “sto bene” scritto quando stai piangendo, “ti amo” scritto mentre la tradisci.
Ci nascondiamo dietro parole.
“tanto non può vedere cosa faccio veramente”, bello pensare questo, vero?
Facile imbrogliare usando solo delle lettere.
Eccolo il grande potere della tecnologia: imbrogliare giocando a nascondino.
Non voglio risultare pessimista o una disadattata sociale che odia tutto e tutti, ma semplicemente… beh, sì forse ho un particolare sentimento tendente al disprezzo verso le persone di oggi, ma credo che questa sia la realtà.
SMS, e-mail, chat possono anche essere utili: permettono la comunicazione a distanza, il che è una cosa davvero importante per chi non ha la possibilità di vedersi ogni giorno, ma non riesco a trovare altri lati positivi; forse non ce ne sono o forse non li voglio trovare.
Diventiamo sempre più freddi, non ci accorgiamo più di ciò che ci accade intorno tanto siamo concentrati a chattare.
Siamo ciechi, egoisti, codardi e freddi, e non facciamo nulla per migliorare, al contrario, andando avanti col tempo peggioriamo usando sempre di più quello schermo insensibile.
Ma non è brutto? Alla gente non mancano gli abbracci veri, i sorrisi che spuntano all’udire di belle parole o semplicemente il contatto fisico?
I rapporti si vanno solo rovinando, diventano più freddi, distaccati, divisi da una fittizia rete di messaggi.
Per quanto mi riguarda non sono brava a comunicare le mie emozioni, anzi a volte non le comunico e basta. Se mi serve uno sfogo getto parole su un foglio e poi quel foglio finisce nel disordine della mia stanza.

Odio le conversazioni importanti tramite cellulare, se ho bisogno di parlare con qualcuno lo faccio dal vivo, quell’individuo deve vedere la mia espressione mentre parlo e io devo vedere la sua. Se finisco in lacrime e mi serve un abbraccio o magari serve all’altro, devo avere la possibilità di poterlo dare o ricevere. Devo avere qualcuno davanti, qualcuno che mi ascolti, scrivere a uno schermo mi fa sentire sola, ed eccolo un altro difetto della tecnologia: la solitudine.
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giovedì 19 settembre 2013

you know about love, no?

oggi, durante la lezione di filosofia, la prof ha cominciato a parlare dell'amore e diceva cose tipo "sì, sapete insomma cosa si prova no?", "senti la mancanza, della persona, no?", "capite no?".
mi sarei davvero voluta alzare e urlare "NO PROFESSORESSA, NON LO SO, LA SMETTA CON TUTTI QUESTO "CAPITE?", "NO?", TANTO NON LO SO".
mi sentivo davvero fuori luogo, tutti che sorridevano sotto i baffi come alludendo a qualche loro esperienza, gente che che guardava in basso magari per vergogna, altri che si guardavano intorno e lanciavano sguardi pieni di dolore e poi c'ero io: fissavo tutti, cercando di capire cosa pensassero, eppure non capivo.
insomma io conosco solo l'amore dei film o dei libri, quello che è perfetto anche se disastroso, quello di cui raccontano quasi tutti.
l'amore è come una leggenda, un mito, ne parlano tutti ma nessuno sa la realtà, almeno secondo me.
tutti così presi da questo sentimento, non si accorgono neanche di cosa accade loro intorno, sono persi, in un altro mondo.
invece io sono ancora "salva", posso vedere da fuori e ciò che vedo non è bello: gente che piange, gente che non vuole sopravvivere, gente umiliata e distrutta che continua a tenere duro, gente che fa finta di nulla, gente che perde la propria dignità solo per questo sentimento.
quanto vale tutto ciò? quanto può valere?
l'amore vale una vita o qualche anno sprecato dietro quella persona? l'amore vale perdere te stessa/o?
evidentemente per queste persone la risposta è sì.
e allora una cosa dell'amore l'ho scoperta: è forte.
è immensamente forte, porta a superare difficoltà ma anche ad incontrarne e poi sempre ad andare avanti.
l'amore è la causa dei più grandi problemi al mondo eppure la gente ancora ci casca...
ma basterebbe così poco per non soffrire.
ed eccola un'altra cosa: l'amore è semplice e difficile.

a me fa schifo l'amore, tanto schifo quanto paura.
spero di non innamorarmi mai, lo spero per me stessa, per non ritrovarmi a distruggermi da sola e a perdermi.
sono contenta ora, contenta di non amare.
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lunedì 16 settembre 2013

do you really know what a statue is?

avete mai pensato alle statue? a cosa pensano, a come si sentono, a quello che vedono?
no?
io sì.
le statue vedono la realtà, vedono le cose oggettivamente, da fuori.
noi siamo troppo "dentro" a tutto per osservare come fanno loro.
noi vediamo e basta, posiamo lo sguardo un attimo e poi lo distogliamo senza neanche fare caso a ciò che abbiamo visto.
le statue osservano ogni cosa per almeno 10 minuti, la contemplano, riflettono, immaginano una vita dietro a ciò. o almeno se io fossi una statua lo farei.
alcuni pensano ce le statue siano persone del passa, secondo me le statue non è così: le statue sono persone a parte mai esistite e che mai esisteranno, come se fossero alieni.
immagino le statue come persone che possano relazionarsi col mondo in modo oggettivo, senza basarsi su aspetti di una vita vissuta al suo interno. senza pregiudizi o altro.
le statue non sono a conoscenza di nulla, imparano ogni giorno.
e non imparano quello che noi impariamo a scuola, imparano quello che osservano, che è molto meglio.
 penso che sappiano spingersi molto in là con la fantasia, che sognino di cose fantastiche, in fondo sono persone imbalsamate, vivono solo grazie alla fantasie.
probabilmente loro desiderano essere vivi, ma da ciò che vedono non si accorgono di tutto, e non sanno che ci sono molte altre persone che desidererebbero essere come loro, per non vedere e basta ma per osservare.
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